PILLOLE DI STORIA - La Guerra civile spagnola


Nel luglio del 1936 – al culmine di una grave situazione politica, acutizzatasi dopo che nel febbraio precedente il Fronte Popolare aveva ottenuto una vittoria molto risicata sulle destre che non accettano facilmente il responso delle urne, e preceduta da una serie di scontri in molte città tra i due schieramenti - era scoppiata la Guerra Civile di Spagna. Per tanti aspetti, la prova generale della seconda Guerra Mondiale che di lì a poco insanguinerà l’Europa e che finirà, con la vittoria franchista, nel 1939. Un conflitto duro e atroce che rappresenta – come scrive lo storico Fausto Cozzetto – «l’emblema di un’epoca che vede il confronto di tre modelli di organizzazione della vita sociale: quello democratico occidentale, quello comunista e anarchico, quello fascista innestato sulla forza delle tradizioni militari e religiose della Spagna».
La precedente situazione politica e sociale. La Spagna in quegli anni presentava una situazione politica e socioeconomica complessa. Più di un decennio prima, nel 1923, c’era stato il colpo di stato di Miguel Primo de Rivera che detenne il potere, con l'appoggio del re Alfonso XIII, sino al gennaio del 1930, quando le forti opposizioni alla sua politica lo costringeranno ad abbondonare.
Il 1931 è un anno cruciale. Dopo la caduta della monarchia - rimpiazzata a fine dicembre con l’emanazione della nuova Costituzione dalla seconda Repubblica (la prima durò dal 1873 al 1874) -, i partiti repubblicano e socialista si affermano nelle consultazioni di quell’anno avviando, con il governo Azaña, alcune riforme importanti (quella agraria in particolare) che incontreranno, però, molte difficoltà «sia per la resistenza dei ceti colpiti da quei provvedimenti – come asserisce Cozzetto -, sia per l’insoddisfazione dei partiti rivoluzionari che li ritengono insufficienti».
Quella dei primi anni trenta, dunque, è una situazione in forte fibrillazione, le cui cause sono da ricercare nella forte arretratezza dell’economia spagnola, accentuata anche dalla recessione del 1929. Nelle campagne i contadini sono in rivolta contro i latifondisti; i capitali cominciano a prendere la via dei paesi esteri. È un momento questo, per le forze di destra, molto preoccupante per la salvaguardia dei loro interessi che porterà, nel corso del 1932, ad un tentativo di golpe da parte del generale Sanjurjo. In questa temperie, viene fondata nel 1933 la “Confederación Española de Derechás Autonomas” (CEDA) guidata da Gil Robles. Una formazione politica che ha per obiettivo la difesa degli interessi reazionari di proprietari fondiari, oligarchia finanziaria, alto clero, gesuiti e ceto militarista. In quello stesso anno, nascono altre due organizzazione politiche: le "Giunte di Offensiva Nazionale Sindacalista" e le camicie azzurre della "Falange", guidata da Primo de Rivera, figlio del dittatore Miguel, poi arrestato e fucilato nel novembre del ’36, sotto il governo del Frente Popular. Dall’altro lato, invece, si contrappongono le sinistre, formate principalmente dal partito socialista e da quello comunista.
Alle elezioni del 1933, le destre - che avevano usato ogni mezzo per attirare dalla loro parte i contadini medi e la piccola borghesia -, conquistano la maggioranza dei suffragi e formano un governo filofascista guidato dal radicale Lerroux. Nel periodo 1934-35, chiamato il “biennio nero”, verranno «ripristinati i precedenti privilegi ecclesiastici e sospesa la riforma agraria, liquidate le conquiste dei lavoratori, sottoposta a censura la stampa, bloccata la riforma della scuola, represse le manifestazioni popolari». In questo contesto, in cui comincia anche a farsi strada l’opportunità da parte dei partiti di sinistra di formare un fronte unico antifascista, tutto il paese è teatro di una serie infinita di scioperi che non di rado sfociano in guerriglia urbana e rurale che il governo seda con la Legione Straniera (il Tercio de Extranjeros) di Francisco Franco. Nelle Asturie, tale situazione diventa esplosiva. Circa 27 mila minatori socialisti, comunisti e anarcosindacalisti delle “milizie rosse” mettono in atto una vera e propria lotta armata “di tipo bolscevico” contro il governo, che per tutta risposta attua una violenta repressione con circa tremila morti e 40 mila incarcerati.
Tale episodio in particolare, induce le forze in campo (socialisti, repubblicani, cattolici baschi autonomisti, comunisti ed anarchici) a coalizzarsi ed unirsi nel Frente Popular che conquista una vittoria molto risicata nelle consultazioni del febbraio 1936 ottenendo il 48% dei consensi (poi con il premio di maggioranza arriverà al 55 % dei seggi), rispetto al 46% delle destre. Al governo va Quiroga, mentre Azaña diviene presidente della Repubblica al posto del destituito Zamora.
Le destre tuttavia non accettano facilmente il responso delle urne e scatenano rappresaglie in molte città. In aggiunta, anche il governo, ora “più oltranzista e massimalista”, accentua l’azione persecutoria nei confronti della chiesa, dà l’avvio alla confisca dei latifondi, e permette la formazione di gruppi armati rivoluzionari. Tra febbraio e luglio, si registreranno drammatici scontri con centinaia di vittime.
L’inizio della guerra civile. Il 18 luglio - dopo che il giorno prima erano insorte le guarnigioni militari a Melilla in Marrocco e delle Canarie dove era stato allontanato il generale Franco -, “l’alzamiento”, ovvero la ribellione delle forze armate, scatta in tutta la nazione iberica. Il casus belli è l’uccisione il 13 luglio da parte della polizia urbana repubblicana del monarchico J. Calvo Sotelo, capo dell’opposizione.
Il pronuciamiento (il 52° golpe dal 1814 quando si verifica il primo contro l’assolutismo di Ferdinando VII), non ha subito il successo sperato. I nazionalisti riescono a conquistare molte delle importanti città del sud come Cadice, Cordova e Granata; del nord come Vigo, La Coruna, Pamplona e Burgos; mentre fallisce il tentativo di prendere la capitale Madrid e Barcellona che sono difese dai volontari della milizia popolare. Nel frattempo, il 19 luglio, si dimette il governo Quiroga e al suo posto subentra Giral; e a fine luglio si costituisce a Burgos il governo nazionalista (Junta de Defensa Nacional).
La rivoluzione sociale. Accanto alle operazioni di guerra, nelle zone controllate dai repubblicani, dalla metà di luglio e sino a fine agosto del 1936, si innescano una serie di collettivizzazioni nei trasporti urbani e ferroviari, nelle industrie, nella aziende commerciali e nel settore agricolo, con l’esproprio di migliaia di imprese che saranno gestite direttamente dai lavoratori e dai loro sindacati. Un conflitto nel conflitto che trasformerà Barcellona, durante “i giorni di maggio” del 1937 (tragedia narrata da Orwell in “Omaggio alla Catalogna”), un campo di battaglia e di scontri all’interno delle stesse forze repubblicane, con i comunisti da un lato che volevano rinviare «ogni prospettiva rivoluzionaria alla fine della guerra» e gli anarchici dall’altro che invece volevano far coincidere la guerra con la rivoluzione.
Gli schieramenti. Le forze nazionaliste del generale Franco contano su buona parte dell’Esercito e in minima parte sull’Aviazione e sulla Marina che sono rimaste repubblicane. Delle fila franchiste fanno parte pure i falangisti, i carlisti e i monarchici legittimisti, i nazionalisti (che comprendono la maggior parte dei cattolici e del clero), e parte dei conservatori. Tra i repubblicani, vi sono i liberali, i nazionalisti baschi e catalani, i socialisti, i comunisti stalinisti e trotzkysti e gli anarchici.
Sul piano internazionale, sia l’Italia di Mussolini che la Germania di Hitler che con i capitalisti spagnoli condividono interessi economici, daranno subito il proprio appoggio alla causa fascista. Viceversa, alcune nazioni come Francia, Inghilterra e Usa, esponenti delle democrazie occidentali, temendo la vittoria anticapitalistica dei repubblicani e che il conflitto potesse estendersi al resto d’Europa, attueranno una politica di non intervento, condivisa poi nell’agosto del ’36 da 27 paesi (comprese Italia e Germania), tra cui pure la Russia, convinta che «se l'accordo fosse stato davvero rispettato da tutti, cioè anche da Italia e Germania, i fascisti spagnoli sarebbero stati sconfitti». Ma così non fu, poiché Mussolini ed Hitler intensificarono gli aiuti in maniera esplicita, mirando a estendere nel resto d’Europa il regime fascista. Un fatto che spingerà in particolare l’Unione Sovietica a riprendere gli aiuti militari e finanziari alla Repubblica.
In particolare, l’intervento internazionale si traduce nell’invio da parte italiana del Corpo Truppe Volontarie. Il grosso del contingente arriverà agli inizi del 1937. La Divisione Littorio conta circa 20 mila soldati ed altri 30 mila sono le camicie nere. I tedeschi, invece, mandano in terra di Spagna, già a partire dall’agosto 1936, la famigerata unità militare che qualche mese più tardi prenderà il nome di legione Condor, una flotta di un centinaio di nuovissimi aeroplani della Lutfwaffe che, tra le altre operazioni militari, si macchierà della strage della città basca di Guernica (26 aprile 1937), il cui bombardamento a tappeto ispira il celebre dipinto di Picasso.
Le Brigate Internazionali. Sull’altro fronte, dall’agosto del ’36, cominciano ad arrivare volontari da 52 paesi che saranno organizzati dalla Terza Internazionale a partire dall’ottobre del ‘36 nelle Brigate Internazionali che conteranno all’incirca 40 mila combattenti, di cui metà perderanno la vita in battaglia, saranno dispersi o feriti.
Delle Brigate Internazionali fanno parte i maggiori esponenti dell’antifascismo europeo. Nomi come Togliatti, Longo, Nenni, Tito, Marty ecc. e Carlo Rosselli che in Spagna è a capo della “Colonna Italiana Francisco Ascaso”, e che verrà assassinato da sicari mandati da Mussolini assieme al fratello Nello, il 9 giugno 1937, in Francia, dove si era rifugiato dopo il ferimento nelle fasi della guerra spagnola.
Le Brigate Internazionali – che svolsero un ruolo fondamentale nelle diverse battaglie di Madrid, Guadalajara e dell’Ebro – verranno poi disciolte nell’ottobre del 1938 per le politiche di non intervento portate avanti dalle democrazie occidentali.
Le principali battaglie e avvenimenti. Il 15 agosto i nazionalisti prendono Badajoz; il 4 settembre liberano Toledo tenuta in assedio dai repubblicani dall’inizio della guerra. Sempre in settembre, il socialista Largo Caballero è nominato capo del governo; mentre Franco diviene capo unico della Giunta militare. Nell’autunno, Madrid è teatro di uno scontro durissimo ed il governo si sposta a Valencia. Nello stesso periodo, l’Italia e la Germania riconoscono, ufficialmente, il governo di Francisco Franco.
Nel marzo del ‘37, la battaglia di Guadalajara, che dista pochissimo dalla capitale, vede impegnate le Truppe Volontarie italiane, che perdono la battaglia contro lo schieramento repubblicano, formato in prevalenza dalla Brigata Garibaldi. Il maggio successivo invece, è caratterizzato, come già accennato, da un’insurrezione operaia a Barcellona. A metà maggio cade il governo Caballero e ne diviene capo il socialista Negrin. A novembre la sede del governo cambia ancora da Valencia per Barcellona. Inizia a dicembre la battaglia di Teruel, vinta poi dai nazionalisti. Dopo un tentativo di trattare la pace, la guerra continua, e nella battaglia dell’Ebro, che dura da luglio a novembre del ‘38, i repubblicani tentano di ricollegare i territori da loro controllati. Sarà un fallimento che pregiudicherà l’esito finale dello scontro. A fine anno, Franco lancia l’offensiva finale che porterà, dopo la conquista di Barcellona, al riconoscimento da parte di Francia ed Inghilterra, nel febbraio del ‘39, del governo nazionalista; mentre il presidente della Repubblica Azaña, rifugiatosi in Francia, rassegna le dimissioni. La guerra finisce con l’entrata a Madrid dei franchisti a fine marzo del 1939.
Le violenze, le vittime. Il bilancio della Guerra civile è terribile. Si è parlato di un milione e 300 mila morti di cui 400 mila in combattimento da entrambe le parti. Ben 75 mila furono uccisi dalle sinistre tra il 1936 e il 1939; 400 mila dai franchisti nel corso della guerra, 100.000 eliminati sommariamente dai franchisti dopo la fine della guerra e 400.000 dopo una sentenza capitale (l’ultima nel 1953). A queste cifre bisogna aggiungere altre decine di migliaia di vittime della guerriglia che continuerà sui monti sino alla fine degli anni ‘40.
Tra i morti si contano anche nomi illustri. È il caso del poeta Federico Garcia Lorca che viene brutalmente ucciso dai franchisti nell’agosto del 1936. La sua colpa fu l’aver firmato, nel febbraio precedente, assieme ad altri intellettuali spagnoli, un manifesto d'appoggio al Frente Popular, pubblicato poi su Mundo Obrero il giorno prima delle elezioni. «L'assassinio di Federico fu per me – scrisse il poeta cileno Pablo Neruda - l'avvenimento più doloroso di un lungo combattimento. La Spagna è sempre stata un campo di gladiatori; una terra con molto sangue. L'arena, con il suo sacrificio e la sua crudele eleganza, ripete l'antica lotta mortale fra l'ombra e la luce».
La chiesa cattolica annovera pure tra le sue fila, l’uccisione di una dozzina di vescovi, e circa 7 mila tra sacerdoti, suore e laici. Un dato, questo, che dà la misura dell’anticlericalismo del governo repubblicano, evidenziato all’epoca da Pio XI nell’enciclica Divini Redemptoris del marzo 1937.
Nel marzo del 1987, Papa Woityla proclamerà beati, 8 dei martiri spagnoli uccisi durante quel sanguinario conflitto.
Combattenti antifascisti calabresi. Nei bollettini dell’Icsaic (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea di Cosenza), ne sono citati diversi. I nominativi sono tratti da fonti dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, con aggiunte di I. Sangineto. Tra questi, troviamo Gennarino Sarcone di Rogliano che in Spagna combatte sui fronti del Centro e di Teruel ed è commissario politico nella milizia di Carlo Rosselli. Al rientro in Italia, terminata l’esperienza nelle Brigate Internazionali, sarà arrestato nell’aprile del 1942 e mandato al confino. Tra le vittime, secondo quanto riportato in uno scritto di Tobia Cornacchioli, annotiamo l’anarchico Cosmo Pirozzo di Rosarno (1912 – Huesca 1937). Studente in Lettere e Filosofia a Torino, Pirozzo va in Spagna nei primi di agosto del 1936 e si aggrega alla milizia di Rosselli. Cadrà in battaglia il 12 gennaio del 1937, colpito dallo scoppio di un proiettile dell’artiglieria nemica, dopo aver soccorso il compagno ferito Luigi Talarico di Aprigliano. Tanti calabresi. Come pure il comunista cosentino Eugenio Gallucci che muore nella battaglia dell’Ebro; o il reggino Valentino Abruzzese (Rizziconi 1908 – Fuentes de Ebro 1937), ricordato assieme ad altri in uno scritto di Rocco Lentini, o ancora Marco Perpiglia. Ma è impossibile elencarli tutti.
Personaggi. “Antes morir de pie que vivir de rodillas! No pasaran!”. "Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio". Così disse Dolores Ibarruri (1895 – 1989), meglio conosciuta come la Pasionaria, in un annuncio radio, la sera del colpo di stato. Poco più tardi a Madrid, con un compagno andrà nella Caserma di fanteria e arringherà i soldati incerti facendoli passare dalla parte repubblicana. In seguito promuoverà la nascita della milizia del Quinto Reggimento. Nel 1920, quando in Spagna nasce il Partito Comunista, la bella Dolores ne fa subito parte come membro del comitato provinciale del partito comunista basco. Inizia a scrivere su giornali come Mundo Obrero, organo ufficiale del partito, e si firma con lo psedudonimo di Pasionaria. Diviene in seguito membro del comitato centrale del partito. Arrestata più volte per il suo impegno politico, è sempre più presente nella attività del partito e nella battaglia contro il fascismo. Nel 1935 viene eletta membro del Comintern, ed è tra coloro i quali approva la costituzione del Frente Popular che vincerà le elezioni del febbraio ’36. Si adopera, all’indomani del pronunciamento delle forze armate, a formare le Brigate Internazionali. Con il Governo Caballero, in cui entrano a far parte anche i comunisti, la Pasionaria diventa vice presidente del Parlamento. Dopo la fine della guerra, andrà in Francia e poi in Russia dove diventerà cittadina sovietica. Nel 1942, alla morte di Diaz, è segretaria del partito comunista spagnolo in esilio e lo resterà fino al 1960, quando prenderà il suo posto Santiago Carrillo. Nel 1945 è vicepresidente del comitato esecutivo della federazione internazionale delle donne democratiche. Alla morte di Franco, nel 1977 verrà eletta deputata. Nei due schieramenti opposti spiccano anche altri personaggi. Per i repubblicani, il generale Lister, eroico difensore di Madrid e comandante del Quinto Reggimento; ed il colonnello Moscardò, comandante dell’Alcazar di Toledo, per i nazionalisti.
Romanzi e pellicole. Tra i libri e i film che hanno a tema il conflitto spagnolo, da segnalare principalmente: “Per chi suona la campana”. Il romanzo di Ernest Hemingway (21 luglio1899 – 2 luglio 1961) è del 1940. Il protagonista Robert Jordan, è un intellettuale americano che combatte nelle Brigate Internazionali. Viene inviato sulle montagne dal generale Golz dove dovrà far saltare un ponte, in concomitanza dell’offensiva repubblicana a Navacerrada nei pressi di Segovia. Prende contatto con un gruppo di guerriglieri che lo aiuteranno a compiere l’impresa. Qui conosce Maria e tra i due scoppia l’amore, con la benedizione di Pilar, la mujer di Pablo. Robert farà saltare in aria il ponte, ma sarà ferito in modo grave durante la fuga e rimarrà solo, ormai condannato a morte sicura, ad affrontare gli inseguitori. Per la figura di Robert Jordan, Ernest Hemingway si è ispirato a Robert Capa, “il più grande fotografo di guerra del mondo”, che perde la compagna Gerda durante la battaglia di Brunete nel luglio del ’37. A tre anni dall’uscita del romanzo, nel 1943, Per Chi Suona la Campana (For Whom the Bell Tolls) diventa un film di grande successo. La pellicola (colori, 170 min.) diretta da Sam Wood, ha come interpreti Gary Cooper nei panni di Robert, Akim Tamiroff (Pablo), Katina Paxinou (Pilar) e Ingrid Bergman nel ruolo di Maria. Nel 1944 guadagna l’Oscar per la migliore attrice non protagonista, il Golden Globe per il miglior attore non protagonista e per la migliore attrice non protagonista.
Altre opere cinematografiche. Spagna ’36 di Buñuel; Espoir di Andrè Malraux del 1938; L’Assedio dell’Alcázar e Sin Novedad en el Alcázar (1940), di Augusto Genina (versione italiana e spagnola), premiato alla mostra del cinema di Venezia nel 1940 con la coppa Mussolini. Ed ancora: Morire a Madrid di F. Rossif – Cinegiornali Sovietici (1936 – 1938); Terra e Libertà (1995) di Ken Loach; Aguiluchos de la Fai por Tierra de Aragona (1936); Bilbao di Bigas Luna del 1976; Ay, Carmela di Carlos Saura del 1989; Terra di Spagna di Joris Ivens con commento di E. Hemingway; Raza di Josè Luis S. De Heredia (con soggetto di Jaine De Andrade, pseudonimo del generale Franco).

QUI DOSSIER DEL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
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2 commenti:

  1. Tra i morti della guerra civile spagnola, registriamo anche un Aiellese. Si chiamava Francesco Amendola (n. 9.04.1910 - m. 19.08.1937). I resti del combattente riposano presso il cimitero di Aiello Calabro.

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  2. Giuseppe Di Vittorio
    per la democrazia
    nella Guerra civile
    spagnola del 1936
    di Andrea Vulpitta
    Per Ediesse la Fondazione nata in
    memoria del sindacalista ripercorre
    gli aiuti internazionali per la Spagna
    http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=701&idedizione=36

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