22 gennaio 2017

LiberandisDòmini, primo romanzo di Pantaleone Sergi

La copertina del libro, con la chiesetta del S.S. Rosario di Cleto (Cs)
Si chiama LiberandisDòmini, invocazione che deriva dal latino “Libera nos domine”, ovvero “Liberaci o Signore”, ed è il primo romanzo di Pantaleone Sergi, edito per i tipi di Pellegrini, in libreria i principi di aprile prossimo.

Per saperne di più, qui di seguito, la scheda del libro.
Senza eccedere in paragoni superlativi, Liberandisdòmini, è un vero e proprio “caso” letterario. a metà strada tra il Gattopardo e Cent’anni di solitudine, infatti, Pantaleone Sergi disegna, attraverso un codice lessicografico colto e intelligibile, un mondo in cui le atmosfere del realismo magico si fondono con le ambientazioni locali creando un universo parallelo insieme lontano e vicino, veritiero e incantato, dove può succedere tutto, ma lo stesso tutto può rivelarsi niente, ignoto al tempo e alle geografie terrestri e come tale destinato a scomparire per sempre. Mambrici è una “Macondo” del Meridione a cavallo tra Otto e novecento. È un paese immobile nel tempo e nello spazio dove sembra non succeda niente e invece succede tutto e altro ancora. su un palcoscenico dipinto di case miserrime si staccano le “palazziate” dei massari e i palazzi sontuosi dei notabili, fra tutti si erge quello di don Florindo, sindaco e dominus indiscusso di tutta mambrici. Un paese sconosciuto alle carte geografiche, ma di cui si può ritrovare senza difficoltà la strada; lontano da quella Monza in cui uccidono il re, eppure abbastanza vicino per poterlo degnamente commemorare; e mentre il capo della “maffia” cerca un proprio riconoscimento e un posto tra il “nobilume” locale, le decisioni importanti vengono prese dai galantuomini riuniti in perenni conciliaboli presso la farmacia del paese, e la povera gente continua a farsi curare il corpo e la testa dalle magare coi loro intrugli e le loro pozioni. siamo negli ultimi giorni dell’anno, un anno che segnerà anche il passaggio di secolo. Un telegramma che annuncia un ritorno sarà il primo di una serie di eventi che sconvolgeranno l’intero paese perché, si sa, i telegrammi annunciano sempre disgrazie. Tali eventi – tra siccità e carestie, morti ammazzati e possibili epidemie di colera – riempiranno il paese dell’odore di fosforo e di morte. Mentre la retata del governo contro la dilagante malavita locale stritolerà anche i fervori del neonato movimento socialista e il terremoto dell’8 settembre 1905 soffocherà l’intero paese, di cui nemmeno una casa resterà in piedi, si vedranno scomparire a uno a uno i protagonisti di quegli anni e i fantasmi di questa storia che, poi fantasmi non sono.

L’Autore
Pantaleone Sergi, giornalista, storico e scrittore, è stato inviato speciale de La Repubblica nonché docente di Storia del Giornalismo e di Linguaggio giornalistico presso l’Università della Calabria. È autore di numerose pubblicazioni edite, tra l’altro, da Bulzoni, Franco Angeli, Laterza, Pellegrini e Rubbettino. Questo è il suo primo romanzo.

18 gennaio 2017

Manganelli e la letteratura


di Carmelina Sicari - Direttrice di Calabria Sconosciuta
Che cos'è la letteratura? All'antica domanda di Jean Paul Sartre risponde Giorgio Manganelli in un celebre saggio  La letteratura come menzogna. Ora esso è ripreso come sigla globale interpretativa da Anna Longoni in un saggio sull'intera opera del grande scrittore Manganelli e la non necessità della letteratura edito da Carocci. Diciamo in premessa  che lo stesso tema è stato ripreso da Calasso l'editore dell'Adelphi. L'occasione è il premio Formenton che gli è stato assegnato dopo nientemeno che Borges. Calasso non è solo un editore, è anche un filosofo ed un critico. La letteratura ha funzione di discontinuità emozionale. Per Manganelli essa è mascheramento, copertura, un modo per sfuggire alla caccia del lettore e nello stesso tempo per attirarlo. La Longoni vede nella concezione della  letteratura l'elemento della ricerca stilistica di Manganelli, la sua ammirazione per Nabokov, il grande scrittore russo e nello stesso tempo la sua concezione di avanguardia letteraria. La continua metamorfosi del reale è il suo divenire ed ingloba in sé i mutamenti. La letteratura, suggerisce Calasso, interpreta i mutamenti per schegge. Per Manganelli, invece, la lingua è il suo pastiche che riesce a darci la dimensione dei mutamenti. Gocce di stile è il titolo di un suo celebre libro. Aveva fatto parte del gruppo 63 insieme ad altri scrittori ma soprattutto aveva inteso l'avanguardia come costruzione della parola non solo magica con un suo potere intrinseco ma come elemento di conoscenza. L'arte suprema per gli orientali consiste appunto in questo nella decifrazione del mutamento come dire nel disvelamento delle forme perennemente trascoloranti nel loro mutare e essere altro. L'inerte pieno viene compensato dal vuoto e crea il perenne movimento. Ma più che agli orientali, Manganelli guarda al mondo dei libri, all'umorista inglese O Henry che egli considera un maestro. L'ironia è l'arte suprema del gioco, copertura e disvelamento. Il lessico attraverso i sinonimi riesce a organizzare una multiformità di specchi che coprono e rivelano le metamorfosi. Ogni libro è poi parallelo ad un altro. Così Pinocchio, eroe per eccellenza della menzogna, è un soggetto  di echi letterari e mitici. È l'eroe manganelliano. Centuria, suggerisce la Longoni,  più svela la concezione letteraria maganelliana con la sfilata di tipi con una propria effimera esistenza ed il fascino di ciò che appare e svanisce per poi riapparire. Visione barocca della letteratura, si dirà, ma barocco è lo stesso stile manganelliano, spettacolo  prodigioso di forme.

15 gennaio 2017

V Giornata del dialetto e delle lingue locali 2017

Dal sito Unpli
ROMA - L’appuntamento si rinnova e le Pro Loco d’Italia amplificano lo sforzo. Il 17 gennaio saranno centinaia le manifestazioni che si svolgeranno nella penisola in occasione della “Giornata nazionale del dialetto e delle Lingue Locali” istituita dall’Unione delle Pro Loco per salvaguardare le lingue locali. 

La quinta edizione dell’iniziativa sarà arricchita da una diretta Facebook (a partire dalle ore 11) nella pagina ufficiale di Unpli (Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia). La diretta Facebook sarà aperta dall’intervento del presidente nazionale delle Pro Loco d’Italia, Antonino La Spina, e dall’importante contributo di Cosma Siani docente di lingua inglese presso l'università di Tor Vergata a Roma e studioso dei dialetti. Seguiranno gli interventi di poeti dialettali (come Vincenzo Luciani e Luigi Manzi, Maurizio Rossi ed altri), la proiezione di contributi inviati dalle Pro Loco, la selezione di file audio scelti dall’archivio “Memoria Immateriale” e la lettura dei post raccolti sui social network con gli hashtag dell’evento.

Nel corso della Giornata potranno essere ascoltati i contributi audio (frasi, proverbi, modi di dire) che stanno giungendo da ogni angolo d’Italia e che saranno inseriti nell’inventario “Memoria Immateriale”, il canale Youtube dell’Unpli che conta oltre 1300 video e che costituisce l’inventario on line delle tradizioni italiane: un prezioso archivio voluto ed implementato dalle Pro Loco. 
Gli appassionati di dialetto potranno partecipare anche in tempo reale scrivendo un post con gli hashtag dell’evento #giornatadeldialetto e #dilloindialetto
Durante la diretta, inoltre, verranno comunicati i nomi dei vincitori del premio letterario nazionale per le opere in dialetto o lingua locale “Salva la tua lingua locale” di cui Tullio De Mauro (recentemente scomparso) era Presidente onorario.
Per quarta edizione del Premio per le opere in dialetto o lingua locale “SALVA LA TUA LINGUA LOCALE” si sono registrati oltre 250 partecipanti complessivi nelle cinque categorie previste dal regolamento: poesia edita ed inedita, prosa edita ed inedita, musica. Il Premio è promosso dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia e Legautonomie Lazio, in collaborazione con il Centro di documentazione per la poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”, il Centro Internazionale Eugenio Montale e l’ONG Ecole Instrument de Paix Italia. In collaborazione con Ecole Instrument de Paix Italia, l’Unione delle Pro Loco ha anche promosso la Sezione per le scuole del premio “Salva la tua lingua locale” al quale hanno preso oltre 2000 alunni di 80 istituti.
Le opere sono state selezionate da una giuria di linguisti, presieduta da Pietro Gibellini, Toni Cosenza, Franco Loi, Vincenzo Luciani, Luigi Manzi, Cosma Siani e Ugo Vignuzzi. La premiazione del concorso si terrà a Roma nella sala della Protomoteca il 9 febbraio.
“Il dialetto e le lingue locali costituiscono una importante parte del patrimonio immateriale italiano che le Pro Loco giorno dopo giorno, salvaguardano e valorizzano. La “Giornata nazionale del dialetto” ed il premio “Salva la tua lingua locale” rappresentano l’apice di attività ed iniziative che periodicamente le nostre associazioni organizzano in tutta Italia” dice il presidente delle Pro Loco d’Italia, Antonino La Spina.
“La recente scomparsa di Tullio De Mauro – prosegue La Spina – priva l’Italia di un punto di riferimento per la vita culturale e le due iniziative a tutela dei dialetti e delle lingue locali di un illuminato e autorevole sostegno. Il modo migliore per onorare la sua memoria è portare a compimento l’invito che lo stesso De Mauro ha rivolto alle Pro Loco - in un intervista rilasciata lo scorso anno a margine del premio “Salva la tua lingua locale”- : aiutare e sostenere quanti testimoniano della persistente vitalità dei nostri dialetti”. L’importanza di tutelare i patrimoni culturali locali è stata sottolineata anche dal Presidente delle Repubblica, Sergio Mattarella, che nel gennaio del 2016 ha voluto conferire a premio “Salva la tua lingua locale” una medaglia celebrativa. Grazie ai progetti e ai risultati ottenuti sul campo con le numerose iniziative per la salvaguardia e la tutela del patrimonio culturale immateriale italiano, inoltre, l’Unione delle Pro Loco nel giugno 2012 ha ottenuto un importante riconoscimento da parte dell’UNESCO: l’accreditamento come consulente del Comitato Intergovernativo previsto dalla Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003. In tutto il mondo sono soltanto 160 le organizzazioni accreditate”.

           
           

          

5 gennaio 2017

Cultura. Riprende l'attività dell'#Icsaic


CATANZARO, 5 GEN 2017 – Riprende l’attività l’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea (Icsaic). Lo comunica il presidente Pantaleone Sergi, al termine di un incontro avuto al Dipartimento della Cultura della Regione. “C’è voluto l’impegno personale e diretto del presidente della Regione Mario Oliverio, che ringrazio a nome dei soci, e negli ultimi giorni sono arrivati atti concreti che ci consentono di guardare al nuovo anno con serenità. Ci scusiamo con studiosi, ricercatori e studenti che in questi sei mesi di inattività non hanno potuto consultare i fondi archivistici custoditi ma dalla prossima settimana saremo di nuovo operativi”.
In effetti – secondo quando si legge in una nota – la Regione ha finanziato un progetto dell’istituto che intende valorizzare il proprio patrimonio archivistico per renderlo maggiormente fruibile, anche su internet, alla comunità scientifica, non solo regionale fortemente, interessata alle vicende della Calabria del Novecento.
Dopo 34 anni, l’Icsaic, che ha sede all’Università della Calabria, riprende dunque una sua seconda vita. “Con soddisfazione – ha detto il presidente Sergi – devo dare atto al presidente Oliverio non tanto e non solo di avere mantenuto l’impegno assunto di ‘salvare’ l’istituto dalla contingenza economica negativa, bensì di averci in questi mesi stimolato a rilanciare il ruolo al servizio della ricerca storica e della cultura calabrese mediante progetti innovativi che contiamo di realizzare, anche con l’aiuto di altre istituzioni”.
Un’assemblea dei soci dell’Icsaic si terrà a breve per decidere un calendario di attività per il 2017.
“Sono convinto – ha aggiunto Sergi – che non ci mancherà, come in passato, il sostegno della Fondazione Carical e quello personale del suo presidente Mario Bozzo, né il supporto scientifico e istituzionale del prof. Davide Infante, presidente della Biblioteca Tarantelli che ci ospita. E speriamo pure che il presidente del Consiglio regionale si ricordi di noi”.
L’Icsaic – secondo quanto sostiene il suo presidente – cercherà poi di rafforzare la collaborazione con la Cgil, nelle sue diverse espressioni territoriali sempre molto vicina all’istituto, nonché con l’Anpi e con soggetti privati che hanno a cuore la cultura calabrese. Contatti saranno presi anche con Cisl e Uil, per avviare assieme progetti di ricerca sul mondo del lavoro.
“Con il direttore dell’istituto professor Giuseppe Masi e l’impegno volontaristico dei tanti soci – ha concluso Sergi – continueremo ad assicurare il miglior servizio possibile ai ricercatori, anche con strumenti informatici”.

RENDE (CS), 5 GEN 2017 – L'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea (Icsaic) che riapre la porta agli studiosi – come annunciato dal presidente Pantaleone Sergi, dopo una serie di colloqui col presidente della Regione Mario Oliverio che si è attivato per il salvataggio dell’importante presidio culturale – si occupa di ricerca storica sulla Calabria contemporanea, conservazione di materiale documentario, divulgazione dell'attività e didattica della storia. Agli studiosi mette a disposizione un archivio cartaceo, video, fonico, con preziose testimonianze originali della storia contemporanea calabrese. Tra i tanti fondi archivistici si spiccano il fondo Paolo Cinanni, momentaneamente in custodia presso la sezione di Castrovillari dell’Archivio di Stato di Cosenza, e  quelli della Federazione Provinciale del PCI di Cosenza (1943-1980), della Federazione Regionale del PSI (1970-1992), le carte di Fausto Gullo e di Francesco e Saverio Spezzano, di Florindo De Luca, Nicola Lombardi, Francesco Malgeri, Emanuele Terrana, eminenti personalità politiche calabresi, nonché di Nina Rotstein, internata a Ferramonti.
L'attiva adesione alla rete nazionale dell'INSMLI (Istituto Nazionale per la storia del Movimento di Liberazione in Italia) – come spiega il direttore Giuseppe Masi – permette all'Istituto calabrese  di essere inserito in un organismo di ricerca di livello nazionale ed europeo. La "Collana di studi e ricerche", la "Collana di testimonianze: La memoria e la storia", i Quaderni dell'ICSAIC, la collana "Prime edizioni", e la "Rivista Calabrese di Storia del '900" hanno costituito  gli strumenti, in dotazione all'Istituto, per la sua opera di documentazione e di diffusione. L’Icsaic, infine, ha versato alla Biblioteca Tarantelli dell’Università della Calabria, dove ha la propria sede il proprio patrimonio librario costituito da migliaia di volumi e riviste.

#Icsaic

26 dicembre 2016

Il pio Enea

courtesy of Wikipedia
di Carmelina Sicari - direttrice di Calabria Sconosciuta 
Rifletto con gli occhi stupiti dalla nuova emigrazione su un migrante eccellente, Enea definito pio. Ma Enea era davvero pio? In un articolo apparso su un quotidiano il 14 maggio si metteva fortemente in dubbio tale caratteristica e si sa che mettere in dubbio la pietas di Enea significa mettere in dubbio quella stessa caratteristica in Virgilio suo autore e maestro di Dante, come dire toccare una pagina importante della letteratura nazionale e mondiale. La prova più provata per Zagrebelsky l'autore dell'articolo è nel duello finale tra Enea e Turno, l'empietà dell'eroe troiano che uccide il nemico prono vinto e che implora pietà. Ma Enea è pietoso. La sua pietas non è individuale per così dire ma storica e collettiva. Porta in sè un'eredità e ne raccoglie un'altra. L'eredità al tramonto del popolo latino che innesta in quella che i suoi Penati contengono l'eredità storica di un mondo distrutto,Troia e l'Asia. La sua pietas è quella di un costruttore di civiltà, di un restauratore di quelle scomparse, di un innovatore. Ricostruisce le rovine si muove in una logica inaudita globale, geopolitica. Il sogno dell'unità con l'Asia è l'antico sogno della romanità basti pensare a quello che è testimoniato nella Villa Adriana da parte di un imperatore come Adriano che ha sempre suscitato una profonda ammirazione. La Yourcenar ne fa un eroe del pensiero e dell'utopia storica. Ma che Enea e Virgilio sia profeta a sua volta di un impero, restaurato per la pace, lo hanno detto Curtius e George. Orazio ne esaltava la vita nel carmen saeculare. 
L'inquietante interrogativo che ci si pone è: Pietas significa restaurare, innestare, mescolare e dunque il popolo di migranti che si affaccia alle nostre coste è pietoso?